Tifosi incappucciati a caccia dell’arbitro

Insulti razzisti contro il direttore di gara nordafricano, poi il lungo inseguimento in auto

L’arbitro Omar Younes (con il pallone) in una foto d’archivio (Foto Vocepinerolese.it)


Pubblicato il 15/02/2018
Ultima modifica il 15/02/2018 alle ore 07:31
torino

L’attesa fuori dagli spogliatoi, i cappucci in testa, l’inseguimento in auto. Nel mirino l’arbitro, «colpevole» di aver espulso tre giocatori della squadra locale. Un arbitro insultato a lungo durante la partita per il colore della sua pelle. È successo domenica in Valsusa, campionato d’Eccellenza. In campo Union Bussoleno e Olmo, con i padroni di casa battuti per 4-0. 

 

LE OFFESE  

L’arbitro si chiama Omar Younes e quest’anno era alla quinta presenza nei campionati di vertice del dilettantismo piemontese. Un buon direttore di gara, tanto da essere uno dei consiglieri della sezione arbitrale di Torino. Younes, della partita di domenica non parla, ligio ai regolamenti. Così come non possono pronunciarsi i vertici dell’Aia torinese. Si esprime, invece, e in modo durissimo, il comunicato del giudice sportivo: squalifiche pesanti, multe onerose, «comportamento gravemente violento e antisportivo» e «insulti a sfondo razziale» durante tutto il secondo tempo, quando la squadra di casa si lascia prendere dal nervosismo. Due espulsi per doppia ammonizione, uno per «gravi insulti all’arbitro con atteggiamento intimidatorio».  

 

LA SENTENZA  

La mano del giudice è pesante: l’Union si ritrova condannata a giocare una partita a porte chiuse (con la sospensione della pena per un anno), i giocatori espulsi e l'allenatore sono stati squalificati, la società dovrà pagare una multa di 800 euro, a cui se ne aggiungono altri cento per la mancanza di acqua calda nelle docce. Novecento euro in tutto, moltissimi a questi livelli, dove gli incassi sono lontanissimi da quelli del calcio professionistico. Una mazzata, per una società che non aveva mai superato i limiti della correttezza. «Noi non siamo quelli descritti nella sentenza - dice il presidente dell’Union Vincenzo Casciello - L’arbitro è un ospite e noi ci siamo prodigati perché il direttore di gara venisse rispettato». 

 

Lo stesso giudice sportivo riconosce che «grazie all’operato dell’Organo tecnico e del Presidente della squadra ospitante, la terna poteva raggiungere in sicurezza l’autovettura». Ma i fatti più gravi dovevano ancora avvenire: «Una decina di sostenitori della squadra ospitante, incappucciati, attendono la terna arbitrale all’uscita dagli spogliatoi, con chiaro intento intimidatorio», spiega ancora la sentenza. Si chiama la forza pubblica, ma la follia non è finita. Dirigenti e giocatori dell’Olmo, prima di andarsene, notano ancora un piccolo gruppetto che si aggira nella zona. Sono gli stessi «tifosi» che dopo circa un’ora, per usare ancora le parole della sentenza, «perpetrano nelle suddette condotte, inseguendo con il proprio veicolo la terna arbitrale, con le luci abbaglianti accese, sorpassando il mezzo e rallentandone la marcia». 

 

LA DIFESA  

Molto più di una semplice ragazzata. «Ma come può essere di nostra competenza quello che capita fuori dallo stadio così tanto tempo dopo la fine del match? - dice il presidente Casciello - Noi paghiamo il gesto di qualche folle che non ha nulla a che fare con la società. Sappiamo bene chi sono i nostri pochi tifosi ma non gli autori di questo folle inseguimento. Ora indagheremo. Il danno di immagine è gravissimo, in più per una società che incassa un centinaio di euro a partita dagli ingressi, una multa di questo genere è insostenibile». Identico il tono dello storico dirigente Rudy Coccia: «Sono in società dal 1974, da quando eravamo in Terza Categoria e in più di quarant’anni non mi era capitato una cosa del genere. In Valle non siamo così: noi non abbiamo bisogno di questa gente».  

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