La Juve si illude, pari con il Tottenham

Partenza sprint dei bianconeri che si portano avanti di due reti, poi la rimonta degli Spurs
REUTERS

Gigi Buffon e Gonzalo Higuain

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Pubblicato il 13/02/2018
Ultima modifica il 14/02/2018 alle ore 16:39

Viene da chiedersi come possa una squadra con una difesa assolutamente impresentabile (provare ad) andare avanti in Champions League oltre le colonne d’Ercole dei gironi: la risposta l’ha avuta la Juventus, capace di rovinarsi l’esistenza dopo aver goduto del bonus di un doppio vantaggio quando non era ancora scoccato il decimo minuto di gioco. Perché gli Spurs corrono il doppio degli altri, sono in possesso di un buon giropalla, hanno un centravanti vero in attacco. Insomma, compensano. Lo hanno fatto anche allo Stadium, azione dopo azione, metro dopo metro, pallone dopo pallone, fino a raggiungere il meritato pareggio. Ora: il 2-2 mette la Juventus in una condizione pericolosissima per la gara di ritorno a Londra, perché di solito le formazioni inglesi in casa si trasformano e centuplicano gli sforzi. Nulla è perduto, certo, ma qualche riflessione critica Allegri dovrà pur svilupparla nell’avvicinarsi al derby. 

 

Paradossalmente, la Juventus è andata in vantaggio troppo in fretta, dopo un minuto e qualche spicciolo con Higuain, e ancora più paradossalmente ha raddoppiato troppo in fretta, dopo altri sei minuti, sempre con il Pipita ma stavolta di rigore, Così, ben presto ha finito per non giocare la sua partita, consegnando l’iniziativa al Tottenham che ha avuto modo di riprendersi, di assumere il comando delle operazioni, di rovesciarsi nella metà campo bianconera e di provare a fare gol. Nell’istante in cui è arrivato, il gol, al 35’, in fondo nessuno si è stupito perché Buffon aveva già dovuto compiere un miracolo sul centravanti inglese e De Sciglio si era dovuto superare in una chiusura quasi disperata. Insomma, segnali che i campioni d’Italia dovevano cogliere e che invece non hanno colto, avvitandosi solo ed esclusivamente sulla strategia delle ripartenze. 

 

Va detto che gli Spurs sono veloci a centrocampo con Dembelé, Eriksen e Dier, sono pericolosi in avanti con i virtuosismi di Lamela e la forza di Kane, cercano sempre la triangolazione dal limite e non si rifugiano quasi mai nel ghetto del cross, però sono di burro in difesa. Se attaccati vanno in difficoltà, se aggrediti perdono quel poco di lucidità nell’articolare la fase di contenimento. Prova ne sia il secondo, goffo rigore commesso alla fine del primo tempo da Aurier su Douglas Costa, una falciata da campo parrocchiano. Rigore che, peraltro, il Pipita ha sbattuto contro la traversa. Ed è qui che, dopo una partenza fantasmagorica, la Juventus è mancata. Certo, Allegri ci ha messo del suo nel complicare il match schierando oltre al tridente Bernardeschi-Higuain-Manzdukic anche Douglas Costa in una posizione assolutamente anomala e inutile. Senza Matuidi e con Marchisio a mezzo servizio, forse Bentancur o Sturaro sarebbero stati più funzionali alle esigenze della contesa. Douglas Costa è uomo di fascia e di scatti, di dribbling e di fantasia, non può né contenere né avere geometrie di gioco. E’ la ragione per la quale Pjanic e Khedira hanno remato, per la quale De Sciglio e Alex Sandro non hanno quasi mai spinto, preoccupati più che altro di contenere. 

 

Bentancur, in effetti, è entrato in campo a mezz’ora dall’epilogo ma per prendere il posto di Khedira che se si deve confrontare con avversari dinamici incontra parecchie difficoltà a esprimersi. Va da sé che il match non ha cambiato canovaccio nemmeno nella ripresa, con il Tottenham in avanti e la Juventus dietro, pronta a sfruttare il contropiede. Il prezzo da pagare a questo atteggiamento colpevolmente rinunciatario è stato il pareggio di Eriksen, su punizione (27’), con la complicità di Buffon. Il portierone si aspettava il sinistro a giro di Lamela e invece è stato freddato dal rasoterra del danese, sul suo palo. E adesso la strada per Kiev è molto in salita. 

 

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