Al Viminale arrivano simboli, c’è anche W la fisica

È iniziato il rito laico della consegna dei simboli elettorali, durerà fino a domenica, ed è fin troppo facile leggervi, in trasparenza, tratti del Paese.


Pubblicato il 19/01/2018
Ultima modifica il 20/01/2018 alle ore 07:13

I big e gli aspiranti tali, gli sconosciuti esordienti, le liste di scopo per gli italiani all’estero. E poi le vecchie conoscenze, veterani di firme e timbri, che a ogni elezione carsicamente emergono - faldoni blu alla mano, contrassegni sui baveri - per poi spesso far perdere le loro tracce nel traffico quotidiano della politica “maggiore”. Al Viminale è iniziato il rito laico della consegna dei simboli elettorali, durerà fino a domenica, ed è fin troppo facile leggervi, in trasparenza, tratti del Paese. I protagonisti vecchi e nuovi che si prendono la ribalta accanto ad antiche ruggini della Prima Repubblica, o progetti dal retrogusto bizzarro, o retro’, perfino qualche sospetto di goliardia. 

 

 

 

 

All’ora di pranzo del primo giorno erano già 23 i simboli e a fine giornata si era toccato il numero di 55. Ma tant’è, l’essenziale è esserci su quella bacheca al piano terra, «in fondo al corridoio, dopo il bar», su cui un paziente funzionario con scaletta e calamite allinea i contrassegni man mano che vengono approvati e la `Sinistra rivoluzionaria´ finisce accanto alle `Destre unite´. Esserci, provarci, sperare. Per cui capita che, sulla scalinata del ministero, Roberto Calderoli passi accanto ai federalisti duri e puri di `Grande Nord´, in fila dalla notte prima: «Siamo quelli veri, non la Lega» dicono osservando la bacheca. L’evento della mattina però è la delegazione del M5s, con la trimurti Grillo-Di Maio-Casaleggio presa d’assalto da telecamere e taccuini. Entrano al Viminale tra le proteste di chi era in coda lasciando il minivan in divieto per un’oretta, proprio davanti alla fermata dell’autobus di fronte al palazzo: l’autista non si è accorto che il divieto era di fermata e non solo di sosta, fanno sapere dal M5s: «Chiediamo scusa, siamo ben lieti di pagare la multa». 

 

L’ex comico, tra un selfie e un saluto, incrocia Calderoli: «Loro non sono come noi, per favore, eh?», scherza rivolto ai cronisti. Poi punzecchia il riservatissimo Casaleggio Jr: «Guardi in camera - gli dice - sguardo magnetico, che prendiamo due milioni di voti in più». Il M5s e la Lega saranno rispettivamente il quarto e il quinto simbolo ad apparire in bacheca, seguiti da Casapound. A bruciarli sul tempo il Maie e l’Unital, due liste che parlano agli italiani all’estero, così come `Free flights to Italy´ - letteralmente un nome un programma. Bronzo al traguardo per il sontuoso contrassegno del `Sacro romano impero cattolico´. Echi di Prima repubblica all’arrivo del Pli, ma soprattutto quando riappare lo scudo crociato:  

«Siamo la Democrazia cristiana storica, mai sciolta, non è il partito di Cesa, non c’entra niente con Pizza: lui non ha diritto sul simbolo», dice il rappresentante lasciando intendere annose battaglie di carte bollate. E poi c’è ’10 Volte meglio’, il `Siamo´, `Potere al popolo!´ e `Italia Europa Insieme´ col suo triplo simbolo declinato per le minoranze linguistiche di Trentino e Friuli. Ricompaiono gli ultraradicali `Forconi´, mentre il garofano e le ottocentesche catene spezzate della Uils terranno compagnia al `Movimento Mamme del Mondo´. 

 

`W la fisica´ suscita curiosità e malizie, ma il progetto - presentato da un docente universitario di Ingegneria neanche quarantenne, cattedra a Praga - punta a intercettare i cervelli in fuga tra gli expat d’Europa con una piattaforma ultra-scientista, contro l’omeopatia e a favore degli Ogm. Meno facile da ricordare il nome del `M.T.N.P.P´, il cui nome non sa rinunciare ai puntini neanche per esteso: `Mov. Tecn. Naz. Pop. Pace´. Domani si continua. 

 

 

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