Gtt, il via libera al piano sblocca 40 milioni per pagare i fornitori

Corsa a evitare il licenziamento di 260 addetti

La Regione avverte: ancora ieri Chiamparino ha detto che servono certezze sulle modalità con cui la Città farà la sua parte


Pubblicato il 14/01/2018
Ultima modifica il 15/01/2018 alle ore 07:44
torino

Il piano adesso c’è, anche se - come ha fatto notare ancora una volta Sergio Chiamparino, ieri mattina - non si sa come il Comune di Torino farà fronte ai suoi impegni. Però il via libera al salvataggio di Gtt è cosa fatta e per molti rappresenta qualcosa di vitale. Ne sanno qualcosa i fornitori dell’azienda, ad esempio, che da mesi sono sulla graticola.  

 

L’azienda ha uno scaduto da rimborsare per 73 milioni, di cui 39 riferiti a fatture verso i fornitori scadute da oltre 90 giorni. Il via libera al piano consente di rimborsare nel 2018 tutto il debito verso i piccoli-medi fornitori: 19,5 milioni. I grandi, invece, altri 19,5 milioni, verranno pagati nell’arco di quattro anni

 

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Da qui al 2021 Gtt dovrà avere una iniezione di risorse - oltre alla propria capacità - che sfiora i 133 milioni, utile per stabilizzare i conti mentre procederà la riorganizzazione dell’azienda, che si fonda su vari assi, tre in particolare: un massiccio rinnovo della flotta, che attualmente conta su un migliaio di bus e 200 tram; la riduzione del personale; la revisione della rete di trasporto e delle tariffe

 

Il capitolo più delicato riguarda i 4.800 dipendenti. Tra cinque anni è probabile che siano 800 in meno, a dimostrazione del fatto che il prezzo del salvataggio, per i lavoratori, non è indifferente. Entro il 2021, 500 dipendenti verranno accompagnati alla pensione; per contro, sono previste 85 assunzioni. Ma il sacrificio più doloroso riguarda 260 addetti per cui si prevede una procedura di licenziamento collettivo entro il prossimo anno. Parcheggi, servizi centrali, area manutenzione: sono i settori destinati ad assottigliarsi. Con una postilla contenuta nel piano: la possibilità che l’azienda, con il Comune, trovi una soluzione alternativa purché abbia lo stesso impatto sui conti.  

 

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Gli esuberi si annidano per lo più nel settore manutenzioni perché il secondo pilastro del piano prevede la sostituzione di metà della flotta di bus. I mancati investimenti degli anni scorsi hanno paurosamente alzato l’età media dei bus a 12 anni, quando il normale ciclo di vita è di 15. Una situazione che Gtt conta di affrontare affidando 3 milioni di chilometri (su 55) a ditte esterne e acquistando 455 nuovi mezzi: 120 bus urbani e 35 extraurbani arriveranno quest’anno, altri 315 nel biennio successivo. L’operazione costerà 140 milioni, di cui 65,5 a carico di Gtt e 74 sborsati da Stato e Regione. Alla fine l’età media dei mezzi sarà 8 anni. E gran parte avrà la manutenzione incorporata. Ecco perché non servono più addetti.  

 

E poi ci sono l’estensione delle strisce blu (7 mila stalli), la riforma delle tariffe che porterà 5 milioni in più l’anno nelle casse di Gtt, e la riorganizzazione della rete. Diminuiranno le risorse necessarie a far girare i mezzi: 135 milioni l’anno per il trasporto di superficie, 16 per l’extraurbano, 20 per il metrò.  

 

Il via libera al piano industriale, sebbene sia la chiave di volta, non basta. Il problema è sempre lo stesso: il Comune ha autorizzato un piano che prevede un aumento di capitale da 25 milioni. Ha dunque certificato che se ne farà carico, ma non ha chiarito come. Un’ambiguità che innervosisce la Regione cui tocca sborsare 65 dei 133 milioni totali: «Noi confermiamo i nostri impegni», spiegava ieri mattina a Collegno il presidente Sergio Chiamparino, «ma non abbiamo ancora capito come il Comune di Torino intenda fare la propria parte».  

 

Le prossime settimane saranno decisive e, in assenza di passi in avanti, potrebbero mettere in discussione l’impegno della Regione a sostenere un piano che da ieri è in vigore.  

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