Elezioni, nel Pd spunta la fronda dei sindaci. Favero, la corsa al Senato è a ostacoli

Nicoletta Favero


Pubblicato il 13/01/2018
Ultima modifica il 13/01/2018 alle ore 18:22
biella

Sono giorni frenetici per il Partito democratico biellese, che si prepara a ufficializzare i propri candidati alle prossime elezioni politiche senza ancora poter contare su certezze assolute. A ingarbugliare ulteriormente la situazione è stata la recente presa di posizione di tre sindaci democratici, Carlo Grosso di Mosso, Mario Carli di Trivero e Gian Matteo Passuello di Pray, che hanno chiesto esplicitamente di inserire in rosa un candidato espressione diretta di chi amministra il territorio. Questo ruolo l’avrebbe dovuto ricoprire il presidente della Provincia Emanuele Ramella, che è ormai definitivamente fuori dalla bagarre, a causa della incandidabilità legata al suo ruolo, lo ha confermato il Pd nazionale non ha sciolto le riserve. Nessuno tra i sindaci sembra comunque volere prendere il suo posto e quindi le opzioni a disposizione del segretario provinciale Giovanni Boerio paiono decisamente ridotte. Come previsto a ricoprire lo spot nel collegio uninominale alla Camera dovrebbe essere l’attuale senatore Gianluca Susta, che però non ha ancora accettato ufficialmente, per affrontare la difficile sfida ha infatti chiesto l’appoggio incondizionato di tutte le anime dei democratici. Si tratta comunque di una candidatura di bandiera, da cui ci si aspetta però un buon risultato da far pesare in un secondo tempo a livello regionale. 

 

IN SENATO  

Per il Senato il candidato biellese sarà Nicoletta Favero, che correrà nel proporzionale, la questione da chiarire è in che posizione. Il capolista nella circoscrizione Piemonte 2 sarà l’attuale presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, presente in più circoscrizioni, il che potrebbe aprire le porte del Senato non soltanto alla prima donna nel listino, che non sarà Favero, ma anche a chi verrà piazzato al terzo posto. Se la senatrice biellese sarà al quarto una speranza di essere eletta resta, a patto che il risultato sarà migliore di quanto ci si aspetta. Una possibile alternativa? Trovare un candidato a sorpresa nell’uninominale alla Camera e spostare Susta al senato, sempre all’uninominale. 

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