Le guerre africane killer anche per i grandi mammiferi

LAPRESSE


Pubblicato il 12/01/2018
Ultima modifica il 13/01/2018 alle ore 05:35

Le guerre hanno dei costi non solo per gli uomini ma anche per l’ambiente: uno studio dell’Università di Princeton evidenzia che i conflitti sono stati tra i “killer” della grande fauna africana. In 60 anni più del 70% delle aree protette d’Africa è stato toccato da combattimenti armati, con notevole riduzione delle popolazioni di elefanti, ippopotami, giraffe e altri grandi mammiferi. C’è però una buona notizia: in nessuna area il declino è stato irrecuperabile e per gli scienziati è opportuno spingere con gli sforzi di conservazione. 

 

Pubblicato su Nature, lo studio sottolinea che la guerra è stata un fattore significativo per il declino dei grandi mammiferi africani, cacciati per sfamare guerriglieri e popolazione, oppure per procurarsi denaro con la vendita di risorse come l’avorio. Dall’analisi emerge che il 71% delle aree protette africane ha subito uno o più conflitti dal 1946 al 2010. Per un quarto di queste i combattimenti si sono protratti in media per 9 o più anni. 

 

In alcuni casi, come in Ciad, Namibia, Sudan, gli anni di guerra sono stati più di 20. Tra i casi studio quello del parco Gorongosa, nel Mozambico: tra il 1977 e il 1992 l’area è stata attraversata da soldati, milizie antigovernative, rifugiati. All’inizio degli anni Duemila la popolazione di elefanti era diminuita di oltre tre quarti. Calo a una o due cifre anche per ippopotami e zebre. Nessuna di queste popolazioni però è completamente scomparsa, e grazie a misure di conservazione dal 2004 la fauna selvatica del parco è tornata all’80% dell’abbondanza antecedente al conflitto. 

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