Cociv pagherà i debiti di un’impresa che non ha saldato i conti con i ristoratori: “Ma contro di noi non emesse condanne”

Ha accettato il subentro come richiesto dall’atto ingiuntivo ricevuto in quanto stazione appaltante. Precisa;: “Il Consorzio, per non commettere un illecito, non può effettuare il pagamento alla Paganoni”, ditta subappaltante del Terzo valico. Ma pagherà i commercianti
ANSA

Marco Rettighieri, commissario Cociv


Pubblicato il 12/01/2018
Ultima modifica il 12/01/2018 alle ore 16:32
alessandria

Una fortunata commedia di Eduardo s’intitolava «Non ti pago» e verteva appunto sul diniego da parte del protagonista a onorare «per principio» un debito. In quel caso dovette intervenire, in sogno, l’anima di un defunto, qui è bastato un giudice. La vicenda è quella dei due ristoratori serravallesi che hanno ottenuto un’ingiunzione di pagamento nei confronti del Cociv, in qualità di «terzo pignorato». Il che non significa pignoramento, ma semplicemente che il consorzio deve pagare in quanto garante del debito. 

 

Una vicenda intricata. Ricapitolando: la Paganoni Costruzioni di Sondrio, subappaltante del Terzo valico, deve 35 mila euro al ristorante pizzeria il Baracchino. D’altro canto è in credito di una cifra maggiore (si parla di oltre 60 mila euro) con Cociv, il quale non la paga non perché non abbia i soldi («Li abbiamo accantonati» dice il commissario Marco Rettighieri) ma perché l’impresa non è più in possesso del Durc, il documento unico di regolarità contributiva. 

 

Non è certificato da poco: non solo attesta il regolare pagamento dei contributi, ma serve anche da campanello d’allarme su eventuali evasioni fiscali (o peggio). Dunque Cociv per legge - e dopo quanto è successo 15 mesi fa Dio solo sa quanto sia importante per il consorzio rispettare le norme - non può pagare se non ha titolo per farlo: amministra soldi pubblici (6,2 miliardi) e una qualsiasi Corte dei conti potrebbe chiedergliene conto, appunto. 

 

Ma fino al 9 febbraio scorso la Paganoni il Durc l’aveva, poi a marzo è entrata in crisi, è stata messa in liquidazione e ora è in concordato preventivo. Dice il liquidatore Alessandro Grillotti: «Come può essere regolare il Durc di una società sottoposta a quanto sopra descritto? Il Cociv ha accantonato la somma? Bene, mostri l’evidenza fondi nel conto corrente dedicato» .  

A questo punto comunque tutto è superato dalla sentenza del giudice che ha applicato la «responsabilità solidale», cioè il committente risponde al posto dell’appaltatore. Non ci sarà bisogno di pignoramenti, ma la questione piuttosto è: ci sono altre situazioni del genere? «A noi non risulta, spero proprio di no» si limita a commentare Rettighieri. I ristoratori novesi per altro tiravano in ballo un’altra impresa, l’alto atesina Ober Osler, si vedrà. 

 

Dal Collegio costruttori confermano ad ogni modo che purtroppo, causa crisi, sono parecchie le imprese prive del Durc: in provincia tra il 20 e il 30%, in Italia probabilmente le percentuali sono simili. Ditte che in teoria non possono lavorare, tanto più per committenti di fatto pubblici come Cociv. Fra l’altro il documento non è più cartaceo, ma telematico: insomma basta andare su un sito per controllare se l’impresa è in regola oppure no. 

 

Infine Cociv tiene a precisare che non è stato condannato come soggetto «non pagante», bensì ha accettato il subentro come richiesto dall’atto ingiuntivo ricevuto in quanto stazione appaltante. «Il Consorzio, per non commettere un illecito, non può effettuare il pagamento alla Paganoni». Ora però deve pagare i ristoratori.  

home

home

La Stampa con te dove e quando vuoi

I più letti del giorno

I più letti del giorno