Celentano, l’eterno fanciullo che cantando esorcizza le paure

Come nasce la sua inimitabile genialità tra il terrore per le gallerie e il culto del Clan

Bruno Gambarotta, Maurizio Micheli, Heather Parisi e Adriano Celentano in un momento di «Fantastico 8» sulla prima rete Rai, che nel 1987 fece epoca e scalpore


Pubblicato il 04/01/2018

«La paura è il mio gemello», potrebbe dire Adriano, parafrasando Thomas Hobbes. Ma lui, a differenza dell’autore del Leviatano, è anche un Puer Aeternus. La paura e il Puer Aeternus: dalla combinazione dei due fattori ha origine la sua inimitabile genialità. Adriano Celentano È l’eterno fanciullo che, cantando, esorcizza la paura del buio.  

 

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Iniziamo dalla paura che non è solo quella di salire su un aereo, ma anche di inoltrarsi nelle gallerie stradali e ferroviarie. In viaggio con una troupe in vagone letto da Milano a Parigi, il treno sosta a Domodossola, Adriano si sveglia, abbassa il finestrino per farsi rassicurare da un ferroviere: «Sono già passate le gallerie, vero?». L’altro, con orgoglio: «State per entrare nella galleria del Sempione, la più lunga d’Europa». Risultato: tutti giù dal treno in pigiama alla ricerca di un albergo, qualcuno a Parigi andrà a raccattare i bagagli.  

 

A teatro e al ristorante  

Roma, ingresso artisti del Teatro delle Vittorie, sta per andare in onda una puntata di Fantastico e quando già è partita la sigla arriva dall’Hilton la Mercedes con Adriano in costume di scena. Il tempo di aprire la portiera e un fan attempato gli si butta addosso implorando: «Adriano, fammi entrare, fammi fare qualcosa!». Cerco di liberarlo dall’abbraccio e lui mi ordina: «Fallo entrare, fagli un contratto da figurante». Eseguo. A bocce ferme, gli chiedo che bisogno c’era di scritturare quell’esagitato. «Non voglio fare la fine di John Lennon».  

 

In una delle rare volte in cui si riusciva a convincerlo a venire al ristorante, al suo arrivo il titolare impazziva di felicità e gli preparava un meraviglioso pesce al forno dopo averglielo fatto scegliere ancora crudo da un vassoio. Una volta cotto, il pesce gli veniva servito già spinato a dovere. Adriano tormentava quella polpa bianca con i rebbi della forchetta e lo passava a me, che prevedendo il gesto, mi ero seduto alla sua destra: «Mangialo tu». Alla domanda «Perché non l’hai voluto?» replicava con un’altra domanda: «E se una lisca s’infilava in gola?». La paura genera sospetto, diffidenza, continuo stato di all’erta.  

 

 

Al Teatro delle Vittorie Adriano aveva voluto un camerino munito di una luce esterna che con il rosso segnalava l’assoluto divieto di entrare, unica eccezione sua moglie Claudia. Adriano è un inconsapevole seguace di Carl Schmitt che conosce solo due categorie, l’amico e il nemico, dove il nemico non è l’avversario o il concorrente ma l’altro, chi non fa parte del Clan, parola che indica il gruppo non dei collaboratori ma dei discendenti da un progenitore comune, perciò tenuti all’obbedienza. Adriano si muove guardingo sempre e solo nel suo territorio, la casa, la stanza d’albergo, il camerino, mai l’ho visto in redazione, terreno neutro. Nella sua villa di Galbiate ci sono le sale di doppiaggio, di registrazione e di montaggio.  

 

Non conosce l’attesa  

Per Adriano Puer Aeternus, facciamoci aiutare da James Hillman che ha sviluppato il concetto da Jung. «Il Puer proprio non sopporta la tortuosità, il tempo e la pazienza. Non conosce le stagioni e l’attesa, e quando deve riposare o ritirarsi dal centro dell’azione sembra fissato in uno stato atemporale, ignaro del passare degli anni, non in sintonia con il tempo».  

 

Adriano ha sempre 20 anni, ne compiva 50 in coincidenza con l’ultima puntata di Fantastico e ha proibito di celebrarlo. «Il Puer non comprende il movimento avanti e indietro, da destra a sinistra, dentro e fuori, che favorisce la sagacia nel procedere passo passo attraverso la labirintica complessità del mondo orizzontale».  

 

Qui la parola chiave è «complessità». In uno dei suoi monologhi attaccò frontalmente l’impiego della chimica nell’agricoltura parlando della «mela avvelenata». Volevo fargli leggere un dossier sugli anti parassitari che avevano permesso di sfamare il Terzo Mondo ma lui respinse l’offerta: «Mi vuoi solo confondere le idee». Ancora: «Il Puer può cercare e rischiare; possiede intuizione, gusto estetico, ambizione spirituale, tutto, ma non psicologia». In quel Fantastico irripetibile, scenografo e direttore d’orchestra si dannavano l’anima per realizzare in tempo record le richieste di Adriano che poi magari il giorno dopo cambiava idea, senza sentire il bisogno di giustificarsi.  

 

Chiudiamo con un’ultima citazione da Hillmann: «Il Puer non è destinato a camminare, ma a volare». Ti prego, Adriano, fallo per noi, continua a volare, non dare retta a quei nemici che ti ricordano che stai per compiere 80 anni. Non è vero, ne hai sempre 20, siamo noi che invecchiamo. 

 

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