Medicina rigenerativa e immunoterapia: nel 2017 scienza italiana al top

Dalla cura per i «bambini farfalla» ai nuovi target per la cura dei tumori
ANSA

Hassan, il bambino curato con la pelle rigenerata in Italia dal gruppo di Michele De Luca, dell’università di Modena e Reggio Emilia


Pubblicato il 25/12/2017

Negli ultimi mesi del 2017 che si sta avviando alla conclusione la ricerca scientifica italiana -a differenza di quanto si è portati a pensare- ha raggiunto risultati straordinari. Intendiamoci, le difficoltà ci sono ma quanto avvenuto a Modena e Milano non è frutto del caso ma di costanti investimenti in ricerca di avanguardia. Nel cuore dell’Emilia-Romagna Michele De Luca e Graziella Pellegrini sono riusciti nell’impresa di curare grazie all’utilizzo delle staminali un bimbo affetto da una grave forma di epidermolisi bollosa. A Milano invece il team di ricerca del professor Alberto Mantovani dell’Ospedale Humanitas scopre un meccanismo attraverso cui il tumore riesce a spegnere la risposta immunitaria. Una pietra miliare nello sviluppo futuro di nuove terapie anticancro. 

 

EPIDERMOLISI BOLLOSA, RARA MALATTIA GENETICA  

Hassan è un bambino che è riuscito -insieme alla famiglia- a scappare dalla guerra in Siria destinazione Germania. Il piccolo è affetto da epidermolisi bollosa, una rara malattia genetica in cui non vengono prodotte le proteine responsabili dell’adesione dell’epidermide al derma. Per questa ragione sono sensibilissimi, perdono pelle in continuazione. Basta un minimo tocco per provocare su di loro lesioni o bolle potenzialmente letali.  

 

Una nuova pelle prodotta in Italia  

I piccoli che ne soffrono vengono anche chiamati bambini farfalla. Da più di 30 anni Michele De Luca e Graziella Pellegrini ne studiano le caratteristiche e all’Università di Modena e Reggio-Emilia danno vita al Centro di medicina rigenerativa Stefano Ferrari e in particolare alla spin-off Holostem. Qui grazie ai costanti investimenti riescono a mettere a punto una terapia genica in grado di correggere il difetto genetico dei bambini farfalla. A Modena riescono nell’intento di produrre della nuova pelle per Hassan, in Germania avviene il trapianto.  

 

Hassan è guarito  

Già nel 2006 su «Nature Medicine» la prima dimostrazione che la metodica poteva funzionare. In novembre la svolta: a 2 anni dagli interventi Hassan va a scuola, corre, si sente normale. E’ un bambino guarito. Un risultato straordinario che non rappresenta un caso isolato. Nel 2015 il primo farmaco approvato al mondo a base di staminali esce proprio dai laboratori di Michele De Luca e Graziella Pellegrini. In questo caso si tratta di una cura capace di ricostruire le cornee danneggiate. 

 

UN NUOVO MODO DI COLPIRE IL TUMORE  

Le novità non finiscono qui perché la ricerca italiana tiene il passo anche nella lotta ai tumori attraverso l’immunoterapia. Negli ultimi 10 anni questo approccio è entrato di diritto -affiancandosi a chirurgia, chemio e radioterapia- tra le strategie di cura del cancro. L’idea di fondo è quella di sfruttare le nostre difese naturali per combattere la malattia. Alla base di questo nuovo modo di pensare di affrontare il cancro vi è infatti l’osservazione che il sistema immunitario è spesso in grado di riconoscere un corpo estraneo come il tumore.  

 

Quest’ultimo però, grazie a particolari meccanismi, è capace di spegnere la risposta immunitaria e proliferare in maniera incontrollata. Ecco perché poter agire dall’esterno mantenendo sempre attiva la risposta immunitaria è una delle strategie vincenti nella cura dei tumori. Una risposta duratura nel tempo tale da rendere il cancro una malattia cronica.  

 

Le proteine determinanti  

Ad oggi i principali target dell’immunoterapia sono CTLA-4 e PD-1, due proteine poste sulle cellule del sistema immunitario che servono per spegnere la risposta. I principali farmaci immunoterapici sviluppati in questi anni hanno proprio come obiettivo il blocco di queste proteine con l’obiettivo di mantenere sempre accesa la risposta. Farmaci che potrebbero diventare ancora più numerosi grazie alla ricerca del professor Alberto Mantovani.  

 

Lo studio pubblicato su Nature nello scorso ottobre ha svelato per la prima volta il ruolo essenziale di una nuova proteina, IL-1R8, nel frenare l’attività delle nostre cellule di difesa. Un target in più che potrebbe in futuro contribuire a fare un passo avanti ulteriore nella lotta ai tumori. 

@danielebanfi83  

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