Avvelenati con il tallio, il nipote scoperto seguendo e-mail e tabulati

Le boccette di tallio


Pubblicato il 07/12/2017
Ultima modifica il 07/12/2017 alle ore 17:43

Lucido, freddo, zero emozioni quando i carabinieri ieri sera sono andati ad arrestarlo a casa sua a Nova Milanese: «Li ho uccisi perchè erano impuri. Ma non vi dirò più nulla, non intendo collaborare con voi». Poi Mattia Del Zotto, 27 anni, una «personalità particolare» come lo definisce il capo della Procura di Monza Luisa Zanetti, fa ritrovare nella cantina dove abita con i genitori le ultime 5 boccette di tallio granulare che gli erano rimaste. Una l’aveva usata per avvelenare una tisana con cui ha sterminato buona parte della sua famiglia, dalla zia ai nonni paterni, tre persone in tutto ma non è escluso che volesse continuare anche oltre gli altri 5 parenti finiti in osoedale. Di sicuro si sa che le prime vittime sono state scelte in modo casuale: «Ho agito per opportunità». 

 

 

Mattia Del Zotto aveva acquistato il tallio in libera vendita da un’azienda di Padova. Sei boccette pagate 240 euro. «Ha pure chiesto che gli venisse scontata l’iva», raccontano i carabinieri. A lui gli investigatori sono arrivati passando ai raggi X tutti i componenti della famiglia. Anche se fino all’ultimo la pista prevalente era quello dell’avvelenamento casuale. La prova definitiva è venuta quando sul suo computer anche se in parte ripulito gli investigatori hanno trovato tracce della corrispondenza via mail con l’azienda padovana. I famigliari fino al momento dell’arresto non hanno mai avuto sospetti sul giovane, definito molto chiuso e introverso da un paio d’anni, senza che nessuno sappia quale sia il momento scatenante di questa sua chiusura al mondo conclusa con una strage domestica.  

 

 

home

home