DSA: i disturbi specifici d'apprendimento

Si tratta di problemi neurologici o emotivi? Come capirlo? Il fenomeno DSA secondo un esperto
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Pubblicato il 21/11/2017
Ultima modifica il 21/11/2017 alle ore 07:00

Secondo studi internazionali sono in costante aumento, anche in Italia. Ma non è chiaro se ad aumentare siano effettivamente i soggetti, oppure la più diffusa diagnosi. Fatto sta che i numeri relativi ai disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono da tenere in considerazione, cercando di comprendere il più possibile il fenomeno, come si manifesta e come comportarsi. Lo spiega sulla rivista pediatrica UPPA lo psicoterapeuta Edgardo Reali, che introduce il tema affermando che il dibattito nella comunità scientifica è ampio (qui l’articolo completo).

Innanzitutto, in cosa consistono i DSA? Si tratta di manifestazioni di deficit legati all’apprendimento di competenze di base. Un tempo spesso inscatolati in facili definizioni (‘bambini svogliati’, ‘che non si impegnano abbastanza’), oggi soni suddivisi in disturbi che compromettono la lettura (dislessia), disturbi che compromettono la scrittura (disgrafia, disortografia), e disturbi che compromettono a capacità di calcolo (discalculia). Il dottor Reali scrive che, nonostante sia generalmente accettato che si tratta di problemi di origine neurologica, “non sono pochi i professionisti che sottolineano la natura emotiva che starebbe alla base di tali deficit”.  Egli afferma infatti che, oltre ai casi che derivano da deficit neurologici, ci sono anche situazioni in cui enormi problemi d’ansia (quindi emotivi) influiscono negativamente sull’apprendimento. Per non parlare di situazioni in cui i problemi sociali, culturali o emotivi dei piccoli vengono impropriamente additati come DSA, quando magari il deficit era solo la punta dell’iceberg.

Ecco che la valutazione degli esperti (dal neurologo allo psicoterapeuta) diventa fondamentale. I DSA sono totalmente indipendenti dall’impegno che il bimbo mette nell’apprendimento. Egli può applicarsi a studiare ore e ore, ogni giorno della settimana, senza riuscire ad acquisire nozioni che per gli altri avvengono in modo quasi intuitivo. Non si tratta di lesioni cerebrali, ma di un modo diverso di funzionare di alcuni percorsi neuronali. Ecco che, una volta diagnosticata l’implicazione neurologica, si andrà ad agire in modo mirato. Per esempio, un ragazzo dislessico dovrò imparare in modo mnemonico che quando vede un gruppo di lettere le dovrà pronunciare in un certo modo.

Non serve sottoporre questi ragazzi a massacranti turni di studio e ripetizioni: gli scolari con DSA dovranno imparare a studiare, a scrivere, a fare calcoli in modi alternativi. E per farlo, avranno bisogno di essere seguiti da specialisti, almeno all’inizio. Senza dubitare mai della loro intelligenza: i ragazzi con DSA non sono affatto meno intelligenti, devono solo trovare diversi canali didattici per apprendere, conclude Reali.

 

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