Padri e figlie: storie da condividere
Padri e figlie: storie da condividere
mara pace
20/11/2017

I libri e l’immaginazione possono costruire ponti tra generazioni diverse, tra nonni e nipoti, tra genitori e figli. Oppure, più in specifico, tra un padre e una figlia, come nei libri di questo lunedì: due romanzi brevi di grandi autori contemporanei, illustrati ad arte, che percorrono strade diverse (ma parallele) per raccontare il potere salvifico di una storia condivisa. La protagonista di Victoria sogna (trad. Maria Bastanzetti, Terre di Mezzo, 112 pp., 12,90 €, da 9 anni), ultimo libro di Timothée De Fombelle pubblicato in Italia, immagina di avere tre pellerossa nascosti nell’armadio e una vita di grandi avventure.

V oleva un berretto di pelliccia, cavalli selvaggi, missioni in Siberia o nello spazio, e per casa una palafitta.

Invece abita nel paesino più tranquillo dell’intero mondo occidentale e suo padre non si veste da cowboy. È una persona seria, che lavora in una fabbrica di paté a pochi chilometri da casa. Qualcosa di misterioso, però, interviene a rompere l’equilibrio della vita di Victoria: un gesto imprevisto del padre, che una sera a cena si nasconde il volto tra le mani; gli improvvisi rossori di sua madre; i compagni di classe che fanno domande bizzarre e le entrano nei sogni; i libri che spariscono dalla sua camera, dalle storie di pirati ad Alice nel Paese delle Meraviglie, allineati sul lungo scaffale che corre tutt’attorno alla parete e che Victoria chiama “orizzonte” (ne vediamo un frammento nell’illustrazione dei risguardi).

Victoria sogna è un libro dalle molteplici letture, che si presenta come un’avventura fantastica, e dove la protagonista sembra preferire il mondo immaginato a quello reale.

Se aveva amici, be’, di sicuro passavano attraverso i muri e le pagine dei libri, uscivano la sera dal suo armadio e si chiamavano Foster, l’elefante a pelo lungo fuggito da un circo, o Juana, la piccola danzatrice spagnola che viaggiava in Russia.

Il racconto affonda però le radici nella quotidianità di Victoria e la trasforma. L’immaginazione, piano piano, traccia i confini per uno spazio d’incontro con le persone reali: l’amico Jo, ma anche suo padre. “La più bella avventura dello scrivere per bambini è la consapevolezza che dietro le spalle dei lettori ci sono gli adulti” ci racconta Timothée De Fombelle, ospite nei giorni scorsi a Bookcity, intervistato dallo scrittore e giornalista Anselmo Roveda. “Le storie possono diventare oggetto di discussione. E a volte sono i bambini, o i ragazzi, a dire ai loro genitori di leggere un libro, non il contrario.” È quello che succede a Victoria: in mezzo a mille avventure immaginate, va in cerca risposte, di un contatto più autentico con i suoi genitori, di un nuovo modo di rapportarsi con la realtà che la circonda. “Victoria sono un po’ io” ci ha detto l'autore (l'intervista completa, a cura di Caterina Ramonda, uscirà su Andersen di marzo). “I miei ultimi libri sono stati un crescendo di scavo interiore: per questo ho intenzione, nel mio prossimo progetto, di tornare al racconto d’avventura.”

Ad accompagnare la traduzione di Maria Bastanzetti, dando forma alla dimensione fantastica del romanzo, troviamo le bellissime illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio, autrice di cui abbiamo già parlato l ’autunno scorso per l ’uscita di Due ali (Topipittori), albo illustrato che condivide con Victoria sogna la narrazione del potere salvifico dell'immaginazione. Le tavole del romanzo di Timothée De Fombelle, dove domina il blu notturno, alternato al rosso di vestiti e al bianco della neve, nascono da un ’attenta lettura del testo e della descrizione dei personaggi. L ’incanto creato dalla copertina prosegue così nelle pagine interne, includendo anche i risguardi, in un viaggio onirico e di grande suggestione, dove l’immaginazione non è una fuga dalla realtà ma uno strumento che aiuta a ritrovarsi.

Surreale e fantastico entrano con prepotenza anche nel mondo di Lizzie e del suo papà, che affrontano un dolore indicibile: la perdita della madre. Mio papà sa volare! (trad. Alessandro Peroni, Salani, 126 pp., 14,90 €, da 9 anni) di David Almond, riccamente illustrato da Polly Dunbar, combina ingredienti che sembrano usciti da un romanzo di Roald Dahl con una storia dolorosa, un padre che “svanisce” perché incapace di affrontare la sofferenza. È Lizzie a prendersi cura di lui, non il contrario. L’immaginazione potrebbe uscirne sconfitta, perché è il mondo in cui si rifugia il padre – impegnato a costruire un paio di grandi ali per partecipare alla gara degli uccelli umani – ma rappresenta anche il terreno d’incontro con Lizzie, la dimensione in cui si riavvicinano, sfuggendo al controllo di zia Doreen.

“Con questi si daranno finalmente una calmata” disse tra sé [zia Doreen]. “Grazie ai miei gnocchi, torneranno con i piedi per terra.”

L’intuizione di Lizzie è però quella giusta: decide di inserirsi nelle fantasticherie del padre, e lo aiuta a costruire ali ancora più belle. Perché di questo hanno bisogno, volare di nuovo.

INSIEME Il mondo condiviso da padre e figlia è centrale anche in Chiedimi cosa mi piace  (trad. Davide Musso, Terre di Mezzo, 2016, 36 pp, 15 €, da 4 anni) di Bernard Waber e Suzy Lee, un albo illustrato a due voci, per una lettura a due voci, dove è l’infanzia a dettare il ritmo della scoperta. Infine ricordiamo Papà, mi prendi la luna, per favore? (La Margherita), un albo classico di Eric Carle del 1986, dove un padre e una figlia si confrontano con il desiderio, la realtà e l’immaginazione.

ANDERSEN è il mensile italiano di informazione sui libri per l’infanzia. La rivista promuove ogni anno il PREMIO ANDERSEN, assegnato alle migliori opere dell’annata editoriale, con un’attenzione particolare alle produzioni più innovative e originali.

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