“Io mai coinvolto nell’organizzazione di piazza San Carlo”

Lo sfogo del dirigente comunale accusato dalla collega: “Tutto il mio operato è documentato”
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La ringhiera sfondata a causa della pressione della folla


Pubblicato il 17/11/2017
Ultima modifica il 20/11/2017 alle ore 13:56
torino

«Né prima, né durante la manifestazione io sono stato coinvolto da riunioni, telefonate oppure e-mail che abbiano riguardato l’organizzazione e la gestione della manifestazione».  

Così parlò Paolo Lubbia, direttore dell’ufficio di Gabinetto della sindaca Chiara Appendino, il giorno dopo l’interrogatorio di Chiara Bobbio, ovvero la funzionaria del Comune interrogata l’altro ieri per la questione di piazza San Carlo.  

Bobbio non aveva avuto esitazioni nello spiegare ai magistrati che le responsabilità dell’organizzazione di quell’evento furono di Paolo Giordana - allora Capo di Gabinetto della sindaca - e di Paolo Lubbia - direttore - i quali all’epoca erano i suoi diretti superiori. Un atto di accusa pesante, e che in parte era già stato spiegato durante le audizioni della Commissione comunale d’inchiesta su quella notte.  

 

 

Giovedì pomeriggio Paolo Lubbia ha scelto di mettere una serie di paletti per spiegare meglio - e pubblicamente - quale fu il suo ruolo in tutta la vicenda. Lo ha fatto assistito dal suo avvocato, Lorenzo Imperato, spiegando ciò che aveva detto ai magistrati durante il proprio interrogatorio: «Il ruolo che ho avuto è stato quello di sottoscrivere il parere tecnico sulla delibera di Giunta. E i due provvedimenti autorizzativi, ad esito dell’istruttoria condotta dagli uffici interessati, e che rispecchiano le regole usualmente applicate».  

 

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Insomma: Lubbia ha firmato l’autorizazione per l’occupazione di suolo pubblico e la licenza per lo svolgimento dei trattenimenti pubblici temporanei all’aperto. Lo fece nei giorni del primo e del due di giugno: ovvero proprio a ridosso della finale di Champions e con i tempi per completare l’organizazzione dell’evento in piazza che si stavano facendo sempre più stretti. Insomma: la partita era alle porte: il 3 giugno fin dal mattino - e ben prima che venissero posate le transenne - c’erano già tifosi in piazza: ragazzi arrivati prestissimo per conquistarsi il miglior fazzoletto di piazza nei pressi dell’unico maxi schermo che era stato montato.  

 

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«Ho fatto tutto senza riunioni, telefonate o e-mail che abbiano riguardato l’organizzazione e la gestione della manifestazione stessa» insiste il direttore Lubbia. Una tesi non nuova. Anzi. L’aveva già illustrata lui stesso ai pm durante l’interrogatorio. E che, adesso, gli fa dire: «Sono pronto a ribadire e documentare queste cose, in qualunque momento ed in ogni sede. Sulla base degli atti e della documentazione già in possesso della Magistratura risulta quindi evidente che nessuna decisione è stata assunta dal sottoscritto in piazza San Carlo». 

E se Bobbio non poteva protestare - come spiegavano l’altro giorno i suoi legali, Gian Paolo e Valentina Zancan: «Contestano alla nostra assistita di aver omesso di sollevare delle obiezioni. Ma che una sottoposta lo possa fare è semplicemente impensabile» - e Lubbia insiste sul fatto che non è stato mai coinvolto direttamente, allora le responsabilità dell’amministrazione andrebbero ricercate in altri soggetti. Che, comunque, sono stati già tirati in ballo dalla magistratura. La quale, in calendario, ha ancora una serie di interrogatori: gli ultimi programmati per l’inizio del mese di dicembre.  

 

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Intanto c’è una novità. Su iniziativa della Procura di Torino, ieri è stato notificato in Comune il decreto di dissequestro «dell’area e della rampa sud ovest del parcheggio sotterraneo di piazza San Carlo». Ovvero la zona che è ancora recintata. E dove si spezzò - per l’eccessiva pressione degli spettatori in fuga - la balaustra che circonda le scale di accesso al parcheggio sotterraneo.  

 

 

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