“I nati prematuri e le loro famiglie hanno diritto ad assistenza e cure anche dopo l’ospedale”

Cresce il numero di bimbi venuti al mondo troppo in fretta: stasera la Mole si illumina di viola durante l’incontro aperto con neonatologi e famiglie all’Unione Industriale

In Piemonte sono 300 ogni anno i bambini che nascono prematuri


Pubblicato il 17/11/2017
Ultima modifica il 17/11/2017 alle ore 21:08
torino

Negli ultimi dieci anni è diminuito, in Piemonte, il numero di nascite. Ma cresce quello dei prematuri: sei su cento vengono al mondo entro la trentasettesima settimana di gestazione (nell’1 per cento dei casi addirittura prima della trentaduesima). Per loro, oggi dalle 17,30, la Mole si illuminerà di viola. Per loro - in occasione della Giornata Mondiale della Prematurità - dalle 18 alle 20 s’incontrano al centro congressi dell’Unione Industriale medici, infermieri, fisioterapisti e famiglie con bambini nati troppo in fretta nella Neonatologia universitaria del Sant’Anna. 

 

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Tema e obiettivo della giornata di sensibilizzazione è il follow-up, cioè l’assistenza e i controlli periodici dopo la dimissione dall’ospedale, giorno della «seconda nascita» di ogni bimbo. Ciò che è iniziato nella terapia intensiva neonatale «deve proseguire a casa, è un diritto innegabile di ogni bimbo». 

L’evento è promosso dall’associazione Piccoli Passi onlus, di cui è presidente il professor Claudio Fabris: «Il miglioramento dell’assistenza ostetrica e neonatale ha portato a un’aumentata sopravvivenza. Ma ciò significa bambini che devono poi affrontare problematiche sia respiratorie, sia di crescita e neurologiche, e soprattutto nei primi anni di vita richiedono controlli clinici e valutazioni neuro-evolutive periodiche». 

Non è solo una questione economica di investimenti in strutture e persone specializzate. E’ un problema di organizzazione e distribuzione delle risorse, degli ambulatori, e anche di necessità di una copertura omogenea nei diversi territori della città e della Regione: «La dimissione precoce è un’opportunità in più per il bambino soltanto se anche la famiglia è sostenuta a casa; in caso contrario l’impalcatura creata nella terapia intensiva neonatale ospedaliera crolla». 

 

 

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Sono oltre sessanta i Paesi nel mondo che come l’Italia aderiscono alla Giornata. «La percentuale di mortalità nei prematuri di peso inferiore a 1500 grammi - spiegano gli specialisti - è passata da oltre il 70 per cento negli anni ’60 a meno del 15 per cento circa negli anni Duemila, e quella dei neonati di peso inferiore ai mille grammi è diminuita da oltre il 90 per cento a meno del 30 per cento nello stesso periodo». Per ogni prematuro estremo sopravvissuto «i costi - sottolinea la Società Italiana di Neonatologia - oscillano tra i 100 e i 300 mila euro a seconda della patologia, cui vanno poi aggiunti quelli per le eventuali complicanze a distanza: riabilitazione, sostegno scolastico ed eventuale terapia dell’handicap». Intanto, «da anni - sottolinea la Sin - nei reparti di terapia intensiva neonatale ci si impegna a migliorare la qualità della vita dei piccoli ospiti attraverso una serie di cure finalizzate a ridurre al minimo le sensazioni dolorose a cui il bambino può essere sottoposto». 

L’incontro all’Unione Industriale - ingresso libero - è un «viaggio» nelle esperienze di tante famiglie, dal momento del parto alla scuola. Si parlerà delle necessità non solo dal punto di vista medico, ma anche educativo: «L’assistenza dopo le dimissioni è uno dei diritti fondamentali del bambino», è l’assunto. Partecipano al dibattito, oltre al professor Fabris, la professoressa Alessandra Coscia, Mariangela Mombrò e Patrizia Strola dell’équipe della Neonatologia universitaria del Sant’Anna. Interverranno anche una mamma e una ragazza nata prematura. 

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