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Economia
ANSA
Articolo tratto dall'edizione in edicola il giorno 15/11/2017.
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Guerra dei commissari sulla vendita di Alitalia

C’è chi vuole chiudere l’operazione a giugno e chi preferisce aspettare

Tra i vertici di Alitalia si è aperta una crepa. I tre commissari straordinari della compagnia hanno due diverse visioni su come gestire il commissariamento dell’ex compagnia di bandiera, che si trova in un momento cruciale per il suo futuro. La volontà comune è quella di dare al vettore un nuovo futuro, solido e certo. Ma le possibili strade da percorrere per raggiungere questa ambizione sono differenti. Le idee sul modo in cui far nascere la «nuova Alitalia» sono diametralmente opposte: una è la linea «attendista», l’altra invece punta a chiudere in fretta la trattativa. La distanza tra queste differenti visioni si era già intravista alla fine dell’estate, ma ora si sarebbe allargata. 

 

A Fiumicino c’è chi infatti non fa preclusioni sulle offerte arrivate e – secondo quanto raccontano fonti vicine alla terna – vorrebbe continuare nell’opera di riqualificazione aziendale per arrivare nel giro dei prossimi mesi a ottenere proposte ancora migliori rispetto alle attuali. La posizione sarebbe condivisa da diversi manager. Finora sono due le proposte giunte sul tavolo dei commissari in via ufficiale, quella di Easyjet e quella di Lufthansa, ma di fatto non sono ancora considerate all’altezza del valore dell’azienda. 

 

Per questo motivo nelle ultime settimane i commissari - Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari - hanno viaggiato tra Dubai, Cina, India e New York, incontrando i potenziali partner e discutendo con tutte le parti interessate. Non solo Cerberus dunque, il fondo di investimento americano incontrato negli Stati Uniti, che vorrebbe rilevare l’intera compagnia per 400 milioni ma che ancora non ha formalizzato l’offerta. 

 

L’ala «attendista» ritiene dunque che sia necessario non porre alcuna condizione per il futuro del vettore, né indicando i numeri né i termini entro cui chiudere la trattativa. Il bando è stato infatti disegnato in maniera tale da essere il più elastico possibile, soprattutto perché in questo modo si potranno garantire gli obiettivi principali, e cioè trovare il migliore acquirente, ridurre al minimo gli esuberi e incamerare una cifra soddisfacente. 

 

Dall’altro lato c’è la posizione di chi preferirebbe chiudere il procedimento nei termini previsti dal bando, e cioè arrivare all’aggiudicazione entro la primavera e far decollare la «nuova Alitalia» a settembre. Rispettare questi tempi vorrebbe dire cogliere le opportunità che sono ora sul tavolo, senza attendere oltre, avviando rapidamente la trattativa. Ciò che preoccupa è infatti l’esito delle prossime elezioni, che potrebbero stravolgere la corsa e creare una situazione di incertezza. Da qui la volontà di fare ragionevolmente in fretta. 

 

Il tutto ruota intorno all’ultima offerta di Lufthansa, che domani dovrebbe incontrare i commissari e i ministri Carlo Calenda e Graziano Delrio. L’offerta dei tedeschi è relativa alla parte «aviation» (aerei, flotta, manutenzione) e partirebbe da 250 milioni di euro con duemila esuberi, sugli ottomila dipendenti. Questa proposta – che per ora ha come unico vero concorrente l’offerta disegnata dal fondo Cerberus – sarebbe considerata un’ottima base di partenza per trattare, ma i numeri andrebbero modificati. Il prezzo verso l’alto, gli esuberi – tema particolarmente caro al governo – verso il basso.  

 

La soluzione tedesca appare a una parte dei manager più che gustosa. Una prospettiva di sicurezza, per legare la compagnia a uno dei tre grandi gruppi europei come Lufthansa - gli altri sono Iag e Air France - e garantire dunque un futuro più sereno all’azienda, che ha avuto bilanci costantemente in rosso e che negli ultimi dieci anni ha attraversato due procedure di amministrazione straordinaria. 

 

Ma chiudere ora e sbrigare la faccenda in breve tempo non convincerebbe una parte importante del gruppo, che preferirebbe aspettare. Le proposte possono essere migliorate di molto nei prossimi mesi – è il ragionamento riferito da fonti vicine al dossier – e soprattutto non è questo il momento per precludersi qualunque altra strada. Insomma, nessun paletto a una gara pubblica che riguarda il futuro di quasi 12 mila lavoratori. 

nicola lillo
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