Pianto del bambino: come comportarsi

Spesso i genitori si chiedono se dietro il pianto del bambino si celino capricci o reali bisogni e come reagire di conseguenza
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3 month old baby crying in bed


Pubblicato il 03/11/2017
Ultima modifica il 03/11/2017 alle ore 08:00

IL PIANTO DEL BAMBINO Il pianto del bambino può mettere a dura prova la pazienza e i nervi dei genitori, oltre a far venire tanti dubbi, specialmente alle mamme e ai papà alle prime armi. Spesso infatti ci si chiede se quel pianto celi un reale bisogno oppure sia solo il frutto di un capriccio. E ci si interroga su quale sia la reazione più giusta da adottare: se si corre a coccolare il piccolo ci diranno che lo viziamo, se invece lo ignoriamo siamo dei pessimi genitori.

COME REAGIRE AL PIANTO DEL BAMBINO Un tempo si diceva che è bene far piangere il bambino perché si sviluppano i polmoni. Vecchie credenze popolari che oggi non condividono né i pediatri né gli psicologi infantili. Quel che è certo, infatti, è che con il pianto il bimbo vuole comunicarci qualcosa. E’ la sua unica forma di comunicazione e dunque non può e non deve essere ignorata. Sebbene alcuni metodi di educazione prevedono di lasciar piangere il bimbo finché non impara a calmarsi da solo, ad esempio la notte, la maggior parte degli esperti ritengono che ignorare sistematicamente il pianto del piccolo possa mettere a rischio il suo sviluppo psichico e anche fisico in futuro.

COME COMPORTARSI QUANDO IL BIMBO PIANGE Questo non significa che di fronte al pianto del bambino i genitori debbano comportarsi sempre nello stesso modo. La sfida più grande consiste nel cercare di comprendere il motivo di quel pianto, cosa che sarà sempre più semplice con il passare del tempo. Quando il bambino inizierà a parlare o a gestire meglio le sue richieste, infatti, sarà lui stesso a comunicare chiaramente il motivo del suo pianto. E a quel punto spetta al genitore decidere quale sarà la reazione più opportuna. L’importante è accogliere quel pianto, legittimarlo e non ignorarlo. Se anche riteniamo che sia frutto di un capriccio e non di un reale bisogno o disagio, cerchiamo di far comprendere al piccolo che ci siamo, lo stiamo ascoltando, ma non possiamo assecondarlo anche se sta piangendo. Se invece il pianto è frutto di una reale esigenza o la richiesta è legittima, basterà assecondarla e magari spiegare con calma e dolcezza al piccolo che non era necessario piangere, che la mamma lo avrebbe accontentato comunque.

COME COMPORTARSI CON UN NEONATO Ovviamente quando siamo di fronte ad un neonato comprendere le motivazioni del suo pianto sarà ancora più difficile, ma con il tempo e l’esperienza tutto si semplificherà. Certo è che a poche settimane o pochi mesi di vita, difficilmente il pianto sarà strumentale. Il neonato, infatti, con il pianto di solito comunica ai genitori e in particolar modo alla mamma le sue esigenze primarie o i suoi disagi: fame, freddo, caldo, sonno, mal di pancia, etc. Potrebbe anche solo aver bisogno di contatto fisico, un’esigenza non meno importante per un bimbo così piccolo.

 

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