Una dieta di qualità? A metà strada fra “mediterranea” e “chetogenica”


Pubblicato il 19/10/2017
Ultima modifica il 19/10/2017 alle ore 19:34

Che la qualità della dieta sia determinante per definire lo stato di salute di un individuo e la sua longevità è un’evidenza ormai data per acquisita dalla comunità scientifica. La sfida che stanno provando a giocare gli scienziati è quella della definizione della formula vincente. C’è chi, come Valter Longo, è convinto che con una dieta in grado di mimare il digiuno si possa allungare la prospettiva di vita anche dell’uomo: visto che sui modelli animali i risultati sono già stati raccolti.  

 

E chi, come Barry Sears, ha varato la «nutrizione positiva»: una filosofia che punta ad allungare la nostra parentesi terrena, tenendo a bada i livelli dell’infiammazione. L’ultima frontiera, in questo senso, giunge da una sintesi tra la dieta mediterranea e lo schema chetogenico: tradizione e modernità fuse per vivere meglio in salute. 

 

La dieta che allunga la vita  

Lo spunto giunge da Firenze, dove si è tenuto un convegno che ha visto protagoniste l’università del capoluogo toscano e l’ateneo di Roma Tor Vergata. Mangia meno e segui la dieta mediterranea: queste le indicazioni emerse, per chi punta a vivere in salute. Il protocollo alimentare su cui hanno puntato l’attenzione gli esperti è rappresentato dall’intreccio tra la dieta chetogenica e la dieta mediterranea. Con l’osservazione di una dieta con ridotto apporto di carboidrati, è quanto emerso dal confronto tra gli esperti, si può assicurare un calo di peso senza intaccare la massa muscolare.  

 

Inoltre la carenza di glucosio, determinando un aumento dei corpi chetonici, consente un elevato tono dell’umore e maggiore incidenza sul sistema nervoso centrale inducendo un senso di sazietà: queste le indicazioni alla base della dieta chetogenica, che punta ad assicurare un dimagrimento anche piuttosto veloce riducendo al minimo l’apporto dei carboidrati.  

 

Secondo gli esperti, una dieta studiata a partire dai canoni della dieta chetogenica, nel pieno rispetto delle indicazioni di un regime di tipo mediterraneo, può incidere in modo importante sulla risoluzione di molte condizioni determinanti per lo sviluppo di malattie croniche: dalle dislipidemie alla sindrome metabolica. 

 

La «medicina delle quattro P»  

I punti fondanti del protocollo studiato all’Universita’ di Tor Vergata sono rappresentati dal lavoro sul singolo utente e dalla cosiddetta «medicina delle quattro P». Nella fattispecie, ogni modello alimentare viene studiato sulla base delle condizioni fisiche di ogni paziente, delle sue abitudini e del suo modus vivendi. In questo modo si acquisiscono gli aspetti fondamentali di una medicina predittiva, preventiva, personalizzata e partecipata.  

 

«Negli ultimi decenni si è assistito a una transizione alimentare che rappresenta il fattore di rischio principale nell’insorgenza delle malattie non trasmissibili, soprattutto per quanto riguarda l’obesità, le malattie cardiovascolari, il diabete e alcuni tipi di tumore - spiega Antonino De Lorenzo, direttore della scuola di specializzazione in scienza dell’alimentazione dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. - Uno degli interventi più studiati e conosciuti per determinare un aumento dell’aspettativa di vita è rappresentato dalla restrizione calorica, uno stile nutrizionale che comprende una serie di interventi alimentari utili al benessere della persona. Questo intervento si può ottenere sia con la dieta mediterranea sia con la chetogenica, per il suo ruolo potenziale nella lotta alle patologie degenerative, all’obesità e al sovrappeso». 

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