“La manovra non deprime la crescita”

Il premier Gentiloni: ma non butteremo alle ortiche gli impegni presi in questi anni
ANSA

Insieme
Da sinistra Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan


Pubblicato il 24/09/2017
Ultima modifica il 02/10/2017 alle ore 02:30
roma

Via libera del Consiglio dei ministri - dopo una riunione lampo - alla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def), con le nuove stime sui conti pubblici che costituiranno la base della legge di Bilancio 2018. Il nuovo Def rivede sensibilmente al rialzo (come pure era stato anticipato) le previsioni di crescita formulate ad aprile. E stima per il 2017 una crescita del Pil dell’1,5%. Stessa previsione di crescita all’1,5% - che certo non può far parlare di boom economico, né di sperare in una significativa riduzione della disoccupazione – anche per il 2018 e il 2019. Nel testo del Def approvato in primavera veniva prevista una crescita dell’1,1% nel 2017, e dell’1% nel 2018 e nel 2019.  

 

«Qualcuno potrà dire che è una previsione troppo ottimistica, ma credo che sia pienamente giustificata dalle politiche che metteremo in atto. Un discreto grado di ottimismo è giustificato», ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Un obiettivo raggiungibile grazie a una correzione di bilancio meno restrittiva del previsto – la correzione strutturale scende da oltre 13,5 miliardi a poco più di 5 – e a un rinvio (di un anno) al 2020 del pareggio di bilancio, che nel 2017 sarà l’1,6% (e non più l’1,2%) del Pil. Quanto basta per liberare 10 miliardi, con cui saranno eliminate le clausole di salvaguardia, che altrimenti avrebbero imposto l’aumento dell’Iva.  

 

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni può cosi promettere una manovra 2018 che «non sarà depressiva, pur senza sperperare o buttare alle ortiche gli impegni profusi in questi anni». Sì, perché l’Italia continua a seguire la strategia che Padoan definisce del «sentiero stretto», in cui non vengono previsti significativi stimoli alla domanda e al prodotto interno lordo. E dunque nella legge di Bilancio che dovrà essere predisposta entro il 20 ottobre gli interventi saranno concentrati su poche priorità: sgravi per le assunzioni di giovani, contratti pubblici, rimpolpare il Reis antipovertà. L’idea è dunque agganciare la ripresa congiunturale in corso in Europa, sia pure con un ritmo di crescita non veloce. E per questa via, grazie all’aumento del Pil, ottenere la riduzione del rapporto deficit-pil e debito-pil. Nonostante un’ulteriore riduzione degli incassi da privatizzazioni previsti quest’anno, da circa 5 a 3 miliardi e mezzo, arriverà dopo tanti anni infatti un’inversione di tendenza per il rapporto debito-pil, che già dal 2017 scenderà al 131,6 per cento, per poi andare al 130% nel 2018.  

 

Non sarà una passeggiata per il governo in Parlamento, dove l’Mdp, con Pier Luigi Bersani, già dice che il Def «ha seri problemi di rapporto con la realtà». Gentiloni ostenta serenità («ci presentiamo con un quadro positivo - afferma - immaginiamo che il Parlamento recepisca questa positività». E Padoan avverte che se la modifica dei saldi di finanza pubblica su cui si vota a giorni non passa, «si direbbe che chi vota contro preferisce l’austerity». 

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