Quel cadavere senza testa nel paese che rifugge i riflettori

Tra gli abitanti di Garbagnate Milanese: “Non vogliamo la fama di Avetrana”

Il recupero del cadavere di Marilena Rosa Re da parte della scientifica


Pubblicato il 14/09/2017
Ultima modifica il 22/09/2017 alle ore 02:30
inviato a garbagnate milanese

L’ha seppellita qui, tra i pomodori e i fagiolini che coltivava con amore. Avvolta in un sacco di iuta, ripiegata in uno di plastica, con le braccia rivolte all’ingresso dell’orto, cinquanta centimetri sotto terra. Mancava solo la testa di Marilena Rosa Re, 58 anni, promoter di prodotti per supermercati, sparita nel nulla domenica 30 luglio e rispuntata in questo orto di Garbagnate Milanese dove i carabinieri ancora cercano. Si vedono i filari di pomodori, l’impianto di irrigazione, le cassette con le piantine e macchinari mezzi arrugginiti, l’ordinaria vita quotidiana di Vito Clericò, 65 anni, ex dipendente Esselunga in pensione, contadino per passione, assassino sospetto per soldi o vocazione. «Era il suo grande passatempo questo orto. Da quando era andato in pensione veniva qui ogni giorno. Chi lo avrebbe detto che sarebbe stato capace di fare questa cosa?», si trattiene anche nelle parole questo signore con gli occhiali e il giubbotto di campagna, mentre dribbla l’auto dei carabinieri davanti alla palazzina bianca che una volta ospitava le suore. 

 

Silenzio

Interrogato nel carcere di Busto Arsizio Vito Clericò giura di non aver ucciso la donna. Al magistrato che lo interroga risponde che non vuole parlare per ora. Il suo avvocato Daniela D’Emilio prende tempo: «Il mio cliente è molto provato. Non ha dormito e non ha mangiato negli ultimi giorni. Gli abbiamo chiesto di essere più preciso nei dettagli e speriamo che nei prossimi giorni sentendosi meglio racconterà i fatti». Di fatti contro di lui ce n’è una sfilza. L’ultima che si è saputa è la distruzione della scheda sim del telefonino usata per l’ultima telefonata con la vittima il 30 luglio scorso. Vito Clericò poteva distruggerla solo per un motivo, scrivono i carabinieri nella relazione d’accusa: «Quella scheda recava la prova dell’ultimo contatto con la vittima». Vito Clericò è l’ultimo ad averla vista viva. Era andato a prenderla domenica 30 luglio a casa della donna a Castellanza vicino a Varese che è lontana pochi chilometri, poi l’aveva accompagnata fino a Garbagnate nella piazza del paese. Sarebbe un indizio più che sufficiente. Per non parlare dei 90 mila euro che lei gli aveva dato tre anni fa perchè glieli custodisse temendo la lunga mano del fisco. Soldi che avrebbe voluto indietro proprio nei giorni in cui è scomparsa e invece è finta come è finita. 

 

Questo pensionato magro magro con le tempi ingrigite, i baffi importanti, molto più giovanile dei suoi 65 anni, ha fatto quasi di tutto per attirare su di sè gli investigatori. Ha tenuto in casa i jeans con le tracce di sangue di Marilena Rosa Re, un tempo sua vicina di casa.  

 

La domanda

Ha lasciato che sua moglie Alba De Rosa, indagata ma quasi certamente estranea all’omicidio, andasse a chiedere in giro: «Nell’ipotesi in cui uno dei coniugi avesse fatto del male o un danno a qualcuno, anche l’altro deve rispondere patrimonialmente con i suoi beni?». Fino all’ultima versione, quella più inverosimile - «Clericò si rifugia nell’assurdo» titola la Prealpina in prima pagina - dell’uomo che la sera stessa del 30 luglio si sarebbe presentato nell’orto con il cadavere tra le braccia chiedendo una mano. Vito Clericò assicura di averlo aiutato a seppellirlo ma di non aver riconosciuto la donna poiché mancava la testa. «Era un omone alto e coi capelli corti», fa mettere lui a verbale. Come se bastasse questo a sollevarlo da ogni sospetto.  

 

Ma non spiega perchè avrebbe dovuto aiutare uno sconosciuto con un cadavere tra le braccia senza fare troppe domande. Quelle che gli hanno fatto i carabinieri senza ottenere risposte convincenti. Quelle che si fanno tutti, tra l’orto e la bella villetta con i mattoni a vista in fondo a via Livorno dove ora hanno messo i sigilli e non c’è più nemmeno il cane segnalato dal cartello. Al bar Hollywood quasi non ne possono più di giornalisti e telecamere: «Veniva qui a comperare le sigarette. Sembrava uno normale. Certo non uno che arriva ad uccidersi e a rovinarsi la vita. Per cosa poi? Per 90 mila euro? A queste cose non ci pensi mai. Pensi che Avetrana sia lontana e invece è qui dietro l’angolo. Se non c’era Sarah nessuno sapeva dov’era Avetrana. Adesso tutti sanno dov’è Garbagnate Milanese».  

 

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