Ogm, Italia condannata dall’Ue: no alle restrizioni


Pubblicato il 14/09/2017
Ultima modifica il 22/09/2017 alle ore 02:30
bruxelles

Sugli Ogm l’Italia ha sbagliato. Ha applicato restrizioni ingiustificate agli organismi geneticamente modificati sulla base di motivazioni insufficienti. Così facendo ha violato le regole europee, e dovrà risarcire quanti hanno deciso di coltivarli nonostante i divieti nazionali. La sentenza della Corte di giustizia dell’Ue non comporta multe da versare all’Ue: censurando le misure introdotte nel 2013 esprime una bocciatura politica. Una brutta notizia per il Paese e per i ministri Andrea Orlando e Beatrice Lorenzin, attuali membri di governo e firmatari del decreto interministeriale contestato. 

 

È una brutta notizia per tutti, secondo il governatore del Veneto, Luca Zaia, che riapre lo scontro alimentando allarmi. «Sulla base di questa sentenza i consumatori saranno ridotti a vere e proprie cavie». Una deduzione che scaturisce dal pronunciamento dei giudici di Lussemburgo. Si può vietare la coltivazione di Ogm purché prima si dimostri che ciò comporti «un rischio manifesto e grave» per la salute umana o per l’ambiente. Il principio è questo. L’Italia non lo ha rispettato e adesso Zaia teme un’invasione transgenica. Che non ci sarà. 

 

«Zaia dovrebbe sapere che non potranno essere coltivati Ogm in Italia», assicura il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina. Ha ragione lui. Nel 2015 la normativa comunitaria è stata aggiornata, ed è stata introdotta la facoltà per gli Stati di decidere se autorizzare o meno la presenza di organismi geneticamente modificati su suolo e mercato nazionali, dando una discrezionalità tutta nuova ai governi nazionali. Un mutato quadro giuridico ottenuto «grazie al lavoro fatto dal 2014», ricorda Martina, quando l’Italia era presidente di turno del Consiglio Ue. 

 

Le nuove norme operano da vera e propria sanatoria: lo ricorda anche Coldiretti. La sentenza della Corte «si riferisce ad un quadro normativo ormai passato e del tutto superato». Risultato: in Italia i prodotti geneticamente modificati «sono giustamente vietati in forma strutturale dalla nuova normativa». L’Italia però ha perso la causa contro Giorgio Fidenato, presidente di Agricoltori Federati, e quegli agricoltori che avevano coltivato mais Ogm, in barba al divieto del decreto interministeriale del 2013. Avevano ragione loro. Dovranno essere assolti e risarciti. Ma non potranno coltivare il mais transgenico. 

 

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