Jonathan Ive, lo zen e l’arte di costruire Apple Park

Il lancio di iPhone X ha coinciso con il debutto pubblico del nuovo campus dell’azienda a Cupertino. Dove lo spirito di Steve Jobs rimane vivo in ogni dettaglio dell’architettura e del paesaggio

Lo Steve Jobs Theater


Pubblicato il 13/09/2017
Ultima modifica il 13/09/2017 alle ore 15:42
Inviato a Cupertino

Sir Jonathan Ive è stanco e visibilmente emozionato: “Ci ho lavorato per otto anni, non c’è stato giorno che non abbia pensato a questo posto”, dice. Il capo del design di Apple, responsabile dell’hardware e del software, è nello store del campus appena inaugurato. Sta pagando una decina di t-shirt a tiratura limitata che si vendono solo qui e costano 40 dollari l’una.  

 

Apple Park è un’idea folle che diventa realtà, un po’ come l’iMac, l’iPod, l’iPhone, l’iPad, tutti disegnati da Ive, a stretto contatto con Steve Jobs. Il fondatore di Apple è morto il 5 ottobre 2011 , ma quattro mesi prima la sua ultima uscita pubblica è stata per partecipare a una seduta del consiglio comunale di Cupertino e presentare il nuovo campus. Il progetto è stato sviluppato dallo studio dell’archistar inglese Norman Foster, ma Ive ha supervisionato ogni dettaglio. “Ho disegnato anche le maniglie delle porte”, racconta. Sono curve, di metallo, ma qui tutto è curvo, e di metallo, vetro, pietra o legno. Curve sono le pareti dello Steve Jobs Theater dove è stato presentato l’iPhone, curvi gli spigoli dei tetti, i bordi delle panchine, le aperture dei contenitori per gli asciugamani di carta nei bagni. Impressionante la scala del Centro Visitatori, dove si trovano l’Apple Store e la caffetteria, gli unici due spazi aperti al pubblico: il corrimano è composto di blocchi di materiale composito simile alla pietra, senza spigoli, ed è raccordato ai gradini con una curva. Più facile da pulire, si immagina, ma chissà se davvero è questo il motivo per cui è realizzata così, visto che decine di addetti cancellano all’istante ogni minima traccia di sporco.  

 

 

“Steve era affascinato e ispirato dal paesaggio californiano, dalla sua luce e dalla sua ampiezza. Era il suo luogo prediletto per riflettere. Apple Park cattura il suo spirito incredibilmente bene,” ha detto qualche mese fa Laurene Powell Jobs. Ed è per questo che la prima voce a risuonare dal palco in questo giorno speciale è quella di Jobs, fragile, e incerta: “Creare qualcosa con il massimo amore e la massima cura significa trasmettere una parte di sé al mondo”. “Era la cosa giusta da fare”, osserva Ive, che è stato l’alter ego del fondatore di Apple per quindici anni, dal primo incontro quando tornò a Cupertino dopo l’esilio di Next al privatissimo ultimo saluto pochi istanti prima che morisse. A unirli una comunanza spirituale, una passione e una dedizione instancabili, come si legge anche nella biografia di Jobs scritta da Walter Isaacson.  

 

Lo spirito di Jobs era nella musica prima e dopo l’evento (i Beatles), e ancora aleggia dopo che i giornalisti arrivati da tutto il mondo hanno lasciato Apple Park e spento le telecamere. Soffia una leggera brezza, il sole comincia a calare. L’atmosfera è serena, quasi zen. D’altra parte qui lo zen è di casa, e A Zen’s mind, a Beginner’s Mind di Shunryu Suzuki era uno dei libri preferiti di Steve Jobs, che seguiva la dottrina, ovviamente a modo suo. Così Apple Park è un luogo di lavoro, ma anche un simbolo zen. Dentro è vuoto: come si legge nel Tao te Ching, “è il foro centrale che rende utile la ruota”. L’edificio principale ha un’area complessiva di 260.000 m2 e all’interno potrebbe trovare posto l’intero Pentagono. In realtà ospita un prato, un laghetto e alberi da frutta. Albicocchi, come quelli che nell’infanzia di Jobs crescevano proprio lì, intorno a quella che allora era la sede di Hewlett Packard. “E quando cresceranno gli alberi di prugna sarà ancora più bello”, dice Ive.  

 

La presentazione dell’iPhone X si è tenuta nello Steve Jobs Theater, un auditorium sotterraneo da 1000 posti, sormontato da una hall cilindrica in vetro di 6 metri per 50, coperta da un tetto piatto che pare sospeso nel nulla. I vetri li produce un’azienda tedesca, una italiana pare sia stata chiamata per le pareti divisorie. L’auditorium sorge su uno dei punti più alti del campus, affacciato sui prati e sull’edificio principale, dove i lavori sono appena finiti: alcuni dipendenti si sono trasferiti qui già ad aprile, altri arriveranno nel corso dell’anno, per un totale di circa 12 mila persone. 

 

L’ufficio di Jobs nel vecchio campus di Infinity Loop 1 è rimasto come lo aveva lasciato prima di morire. Oggi però il cuore di Apple è il laboratorio di Ive, che nel nuovo complesso occuperà un piano di un edificio separato dal corpo centrale. Nel centro visitatori si può vedere Apple Park per intero, grazie alla realtà aumentata: un grande plastico bianco, inquadrato con un iPad, si anima e prende vita, mostra il consumo di energia e il movimento dell’aria. È alimentato interamente a energia rinnovabile, con un impianto fotovoltaico da 17 megawatt sul tetto dell’edificio centrale. Grazie alla ventilazione naturale non richiede riscaldamento nè condizionamento per nove mesi all’anno. Il complesso si trova a meno di due chilometri dalla sede attuale (che rimane attiva), occupa una superficie di circa 708.000 m2 e include un centro fitness per i dipendenti, laboratori di ricerca e sviluppo.  

 

Jony Ive non è salito sul palco dell’auditorium, ha solo prestato il suo accento british per raccontare in un video le meraviglie del nuovo iPhone X nel solito video porno-hi tech di Apple. Da vicino sembra timido, anche se il fisico massiccio induce a pensare diversamente. Ringrazia cortese dei complimenti, stringe la mano e paga le sue t-shirt con il logo dell’astronave di Cupertino. Va via, su una Range Rover nera parcheggiata appena fuori dal centro visitatori, dove c’è il punto di arrivo delle auto Lyft e Uber e un paio di posti per le auto elettriche. Ha scelto lui il tono di grigio delle lampade e il carattere usato per cartelli e segnaletica (lo stesso del marchio iPhone, in bianco su fondo nero). 

 

I costi della realizzazione di Apple Park sono stimati intorno ai 5 miliardi di dollari. In ogni particolare celebra la vita e la passione di Steve Jobs, ma è nel complesso che ne concretizza lo spirito: “I valori di Steve Jobs continuano a guidarci”, ripete più volte Cook. “Accoglieremo menti giovani, vedremo passare di qui il futuro di Apple”, dice. Per il passato non c’è posto: “Abbiamo bisogno di spazio”, disse il fondatore quando fece liberare i locali del museo Apple, dove era conservato un esemplare dell’intera produzione fin dal primo computer del 1976. Non basta aver creato un’invenzione geniale, bisogna imparare a ricominciare da capo ogni volta, perché la vita è un continuo movimento, e l’unica cosa che rimane costante è il cambiamento. Come una ruota che gira intorno a un centro vuoto.  

 

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