Rischia il fallimento l’autostrada “lumbard”

Pedemontana, il tribunale decide sulla richiesta dei pm. Costi lievitati a 5 miliardi, il traffico non riesce a ripagarli

Il nastro d’asfalto dell’autostrada Pedemontana attira poco traffico rispetto alle previsioni. Fra i motivi: il costo troppo alto del pedaggio e il mancato collegamento diretto fra gli aeroporti di Milano Malpensa e di Bergamo Orio al Serio


Pubblicato il 13/09/2017
milano

Il sogno dell’autostrada tutta «lumbard» per collegare Varese e Como con Bergamo si sta trasformando in un incubo davanti al tribunale di Milano. La sezione fallimentare deciderà in questi giorni se accogliere la richiesta della Procura di dichiarare il fallimento della Società Autostrada Pedemontana Lombarda, ultimo presidente (gratis) Antonio Di Pietro. Un sogno di grandeur infrastrutturale fortemente voluto dalla Lega Nord di Umberto Bossi e Roberto Maroni che, come governatore, ha messo la faccia per costruire l’opera pubblica più controversa e cara d’Italia. Per completarla sarebbero necessari oltre 5 miliardi di euro. Costi che, a detta dei pm Filippini-Pellicano-Polizzi, che mesi fa hanno aperto un’inchiesta per falso in bilancio, la società non sarebbe in grado di fronteggiare: «I bilanci evidenziano uno squilibrio finanziario della società che risulta sovraccaricata, quantomeno dal 2012, dal peso dell’indebitamento. Non vi è ancora oggi alcuna regolamentazione su tempi, modalità di finanziamento ed esecuzione dell’opera pubblica». 

 

Prorogare l’agonia della Pedemontana significa far lievitare anche i costi per i contribuenti. La lingua d’asfalto da 87 km (più 70 di viabilità locale) nasce in teoria in «project financing», cioè con il contributo maggiore a carico dei privati che, in cambio dello sforzo per la costruzione, incassano i pedaggi per 30 anni. Ben presto però si è scoperto che da una spesa iniziale di 4,1 miliardi si è saliti a 5 miliardi, bruciando tutto il finanziamento pubblico di 1,3 miliardi per appena un terzo dei lavori. E non c’è traccia di finanziatori o soggetti disponibili ad entrare nel capitale della società controllata da Regione Lombardia. 

 

Finora Pedemontana spa si è difesa affermando che «nessun creditore ha mai manifestato criticità», ma dal 2011 si reggono su un prestito-ponte delle banche garantito proprio dal Pirellone. Soldi pubblici per soddisfare una mobilità su gomma già obsoleta. Troppo ottimistiche le stime di traffico e troppo onerosi i primi cantieri: le due tangenziali di Varese e Como e i 22 km da Lomazzo a Cassano Magnago (il paese di Bossi) hanno assorbito tutto. E la sequela di errori non finisce qui: manca il cuore del progetto, il collegamento tra gli aeroporti di Malpensa e Orio al Serio, che avrebbe consentito di incassare il pedaggio nella tratta più trafficata e rimanere a galla. 

 

Anche i prezzi non hanno aiutato: percorrere la A59 tra Villa Guardia e Acquanegra (alle porte di Como) costa 62 centesimi. Altri 1,01 euro per la tangenziale di Varese. Totale tra i due capoluogo 4,71 euro. Per camion e autobus un conto al casello da 10 euro. Troppo per appena trentacinque chilometri. Sono prezzi superiori del 44 per cento rispetto alle stime iniziali che hanno disincentivato anche il traffico giornaliero: appena 31 mila veicoli, invece dei 62 mila previsti. 

 

Anche il sistema di pagamento “Free flow” si è rivelato un boomerang: niente caselli. Basta il telepass o l’applicazione per saldare il pedaggio. Peccato che il 25 per cento delle auto che sfrecciano non paghi. Addirittura 2 milioni gli svizzeri insolventi. E la scelta di inviare via posta gli avvisi di pagamento si è rivelata tragicomica: lo scorso gennaio sono stati trovati negli acquitrini di Albairate e Rosate, nell’hinterland milanese, 20 mila solleciti affidati ad una società di spedizioni palermitana. 

 

E dire che il governatore Roberto Maroni da varesino doc voleva riuscire dove in tanti avevano fallito e finalmente collegare la sua città con Bergamo senza passare da Milano. Tanto da non far pagare il pedaggio come «regalo in occasione di Expo 2015» ed evitare problemi alla circolazione nei sei mesi della manifestazione. Finita però la kermesse si è tornati alla normalità, con costi fuori controllo. I pedaggi più alti del Paese hanno scatenato le proteste dei sindaci che dopo il danno di cantieri aperti per anni, si sono ritrovati anche con la beffa del traffico scaricato sulle strade locali. La linea di Maroni rimane però quella dell’autostrada ad ogni costo, in previsione delle elezioni regionali della prossima primavera. 

 

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