Violenze sui Rohingya, la premio Nobel Aung San Suu Kyi diserterà l’Assemblea Onu

Il segretario generale Antonio Guterres voleva parlare della crisi della minoranza etnica. Oltre 370mila quelli fuggiti dalla Birmania dal 25 agosto. Il Bangladesh: se li riprenderanno

La leader birmana premio Nobel Aung San Suu Kyi


Pubblicato il 13/09/2017
Ultima modifica il 13/09/2017 alle ore 12:33

Il portavoce presidenziale della Birmania ha annunciato che la leader birmana premio Nobel Aung San Suu Kyi non parteciperà all’Assemblea Generale dell’Onu prevista la prossima settimana a New York. La scorsa settimana il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres aveva annunciato di voler inserire nell’agenda dell’Assemblea la questione della crisi della minoranza etnica islamica dei Rohingya, in fuga dalle violenze nello stato del Rakhine, nella Birmania occidentale. 

 

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La crisi umanitaria  

Sono oltre 370mila i Rohingya fuggiti dalla Birmania e giunti in Bangladesh dal 25 agosto, secondo quanto hanno denunciato le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite. «La portata e la velocità di questo flusso è senza precedenti in Bangladesh», ha sottolineato l’Unicef. «Per darvi un’idea, circa 220.000 persone sono entrate in Bangladesh in soli sei giorni tra il 4 e il 10 settembre e non abbiamo alcuna indicazione che questo flusso si fermerà presto. Si tratta di una crescente crisi umanitaria ed i bambini sono al centro di questa crisi. Stimano che circa il 60% dei profughi sono bambini», ha sottolineato Jean Lieby, responsabile della protezione dell’infanzia presso l’Unicef in in Bangladesh. 

 

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La violazione dei diritti umani  

La prima ministra del Bangladesh Sheikh Hasina, in visita ieri ad un campo profughi di musulmani Rohingya a Cox’s Bazar, nel sud-est del Paese, ha rivolto un appello alla Birmania affinché cessino le violenze contro la popolazione musulmana nello Stato di Rakhine. La Birmania, ha insistito, «dovrebbe aprire una inchiesta per identificare quelli che sono veramente colpevoli. Da parte nostra, come Paese vicino, faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità per facilitare questo sforzo». «Non c’è dubbio - ha aggiunto - che quello che sta succedendo là è una violazione dei diritti umani» e che «è difficile trattenere le lacrime quando si vedono i centinaia di cadaveri di uomini, donne e bambini che galleggiano nel fiume Naf». 

 

Il Bangladesh: riprendeteveli  

Alludendo quindi all’ondata di 300.000 profughi Rohingya giunti in Bangladesh nelle ultime settimane, Hasina ha spiegato che «li stiamo ricevendo ed accogliendo per ragioni umanitarie» ma che «la Birmania dovrà appena possibile riprenderli tutti sul suo territorio, condizione imprescindibile questa per mantenere rapporti di buon vicinato con i birmani». 

 

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