“Roncalli patrono dell’Esercito”. La polemica: è il “Papa buono” della pace, non delle armi

La cerimonia oggi. Pax Christi: «Provvedimento irrispettoso, assurdo, anticonciliare»
AP

GIOVANNI XXIII MENTRE SCRIVE SEDUTO ALLA SCRIVANIA NEI GIARDINI DI CASTEL GANDOLFO NEL 1961


Pubblicato il 12/09/2017
Ultima modifica il 13/09/2017 alle ore 15:02
Torino

Il Presidente della Cei Bassetti assicura che si informerà, perché non ne sapeva nulla. «È una questione su cui non voglio entrare perché purtroppo ne sono stato informato questa mattina. Voglio informarmi molto bene dalla Segreteria di Stato, dalla Congregazione. Quindi non lascio dichiarazioni su questo punto». Il Cardinale Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve lo dichiara, interpellato a Bologna a margine di un’iniziativa al Seminario arcivescovile, sulle polemiche sollevate dalla scelta di san Giovanni XXIII, papa Roncalli, come patrono dell’Esercito italiano : «È il Pontefice della pace, non delle armi», si sostiene da più parti nel mondo ecclesiastico e cattolico.  

 

Una cerimonia ufficiale oggi sancisce san Giovanni XXIII patrono dell’Esercito italiano: l’ordinario militare per l’Italia, monsignor Santo Marcianò, consegna al capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Danilo Errico, presso la sede dell’Esercito a Roma, la Bolla - promossa dalla Congregazione per il Culto divino - in cui viene indicato il nuovo patronato per Papa Roncalli. 

 

Bolla che porta monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti (Bari) e presidente di Pax Christi-Italia, a definirsi «indignato, arrabbiato». Per questo «provvedimento ho usato tre aggettivi: irrispettoso, assurdo, anticonciliare. Lo so che sono pesanti, ma non si può definire in altro modo l’idea di proclamare san Giovanni XXIII patrono dell’Esercito. Un fatto indegno, questa proclamazione, della memoria profetica di quel Pontefice».  

 

Il Presidente di Pax Christi evidenzia l’«assurdità» del coinvolgimento di Papa Roncalli come patrono dell’Esercito solo per il fatto di essere stato da giovane Cappellano nella sanità militare, all’epoca della «Grande guerra». 

 

Il Documento che attribuisce al Vescovo di Roma chiamato «il Papa buono», il «Papa della pace», l’autore dell’enciclica «Pacem in terris», il titolo di patrono dell’Esercito, ha già suscitato polemiche nei giorni scorsi, anche per la gestione della decisione e della comunicazione, come afferma Ricchiuti: «Non si fa - sostiene in un colloquio con l’Ansa - i vescovi italiani non sono stati consultati, non abbiamo saputo nulla, si è proceduto con una sorta di sotterfugio, ma che stile è? Non lo ammetto, non lo accetto». Le parole di Bassetti sembrano una conferma che qualcosa nell’iter comunicativo non ha funzionato, e Ricchiuti intende consultarlo. 

 

Quello che più «ci rammarica» appunto è «che questa decisione è stata assunta senza che se ne sapesse nulla. Ho contattato molti vescovi e tutti mi hanno detto la stessa cosa, hanno condiviso con me la contrarietà. Non è bello questo modo di fare. Siamo dispiaciuti, amareggiati». 

 

Ieri anche una figura del cattolicesimo attivo in politica come Pierluigi Castagnetti  

ha espresso la sua contrarietà: « Si vuole associare all’esercito un patrono che sia segno di contraddizione con la sua funzione istituzionale o si vuole “contenere” lo spessore profetico di un Papa la cui memoria nella coscienza di tutti è vissuta come il simbolo della bontà e della pace?». Poi lancia un dubbio: «Ma Papa Francesco ne è informato?». 

 

In ogni caso, Ricchiuti spiega che esiste ancora un margine perché si possa tornare indietro rispetto alla decisione: «La consegna della Bolla non segna un passo irreversibile, manca ancora l’ufficialità liturgica, che dev’essere proclamata in un rito. In attesa di quel giorno speriamo che si alzino anche altre voci affinché non si faccia questo passo». 

 

Peraltro l’Ansa scrive di avere appreso «da qualificate fonti vaticane» che non di «bolla pontificia» si tratta, com’era stato annunciato, ma di un decreto emanato dal Culto divino; e che la Segreteria di Stato non risulta informata dell’atto. 

 

Il portavoce vaticano Greg Burke si limiterà a dire: «La Congregazione ha la facoltà concessa». 

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